Un confronto tra il dato attuale con quanto emerge dalla lettura del decreto ministeriale datato 14 giugno 1997, di istituzione dell'albo provvisorio dei Segretari comunali e provinciali in servizio alla data del 18 maggio 1997 (e cioè all’indomani della legge di riforma), evidenzia che nell’arco di (quasi) 25 anni si è passati da una dotazione effettiva di circa 6.000 unità ad una dotazione al di sotto delle 2500 unità!

Dai dati elaborati alla data del 01.07.2021 su 2363 sedi di classe IV ben 2184 (il 92,4%) non hanno un Segretario comunale. Ma anche per le sedi di classe III la situazione non è positiva: su 1337 ben 603 (il 45,10%) sono senza Segretario!

Gli attuali numeri dei Segretari in servizio, i lunghissimi tempi di assunzione di nuovi Segretari (passano diversi anni dal momento della decisione di indire i concorsi al momento dell’immissione in ruolo), richiedono necessariamente una riforma. Si aggiunga, per valutare appieno l’inadeguatezza del sistema, che la decisione di assumere viene presa dopo che il posto in organico si è reso vacante.

La grave carenza dei Segretari da una parte rischia di bloccare gli enti locali o li costringe a soluzioni in palese contrasto con l’efficienza degli enti, dall’altra costringe i Segretari in servizio a orari di lavoro faticosi per cercare di mandare avanti il sistema delle autonomie.

Per risolvere il problema della carenza dei Segretari l’Unione in una recente Audizione parlamentare ha presentato una serie di proposte volte da un lato all’aumento dei posti per il concorso già bandito, sia ad un aumento dei posti per i concorsi in programma. Proposte che debbono essere confermate e sostenute.

È inoltre fondamentale insistere su uno o più concorsi nazionali di secondo livello, come già avviene per la dirigenza pubblica ai sensi del D.Lgs. n. 165/2001, riservando la partecipazione alle migliori professionalità esistenti sui territori (funzionari degli enti in possesso dei requisiti per l’accesso), con particolare riferimento alle Regioni ove è maggiore l’urgenza.

L’Unione con senso di responsabilità ha effettuato una specifica proposta in materia, chiedendo l’approvazione di uno specifico provvedimento idoneo ad innovare la procedura di reclutamento, mantenendone il pieno rigore e la capacità di selezione secondo i migliori standard di qualificazione professionale, ma al tempo stesso sveltendone lo svolgimento. Nell’ambito della procedura concorsuale, (concorso nazionale e corso di formazione), prevista dal D.P.R. n. 465/1997, si è richiesta la previsione di una quota – non superiore alla metà del fabbisogno complessivo autorizzato – da reclutarsi mediante la sola fase concorsuale, con immissione all’Albo, al suo superamento. Per tale quota “riservata” la proposta precisava che  “i requisiti di accesso debbono essere riproporzionati per garantire una adeguata qualificazione professionale anche in assenza dello svolgimento del successivo Corso Concorso, e pertanto - in analogia e sul modello dei concorsi nazionali per figure di alto profilo – la partecipazione è riservata ai soli funzionari già in servizio nella pubblica amministrazione, in possesso del requisito della richiesta laurea specialistica ovvero magistrale, e con cinque anni di esperienza maturata nelle posizioni funzionali della Pubblica Amministrazione medesima per l’accesso alle quali è richiesto il diploma di laurea. Per i vincitori dovrà essere prevista l’assegnazione esclusivamente agli specifici Albi regionali, previamente individuati, ove la carenza è particolarmente significativa, unitamente all’obbligo di permanenza per almeno un triennio e/o un quinquennio".